Storia

Un americano in Italia. Alla fine degli anni Settanta la North Sails era gia' presente in Italia con una rappresentanza commerciale. Le vele, tagliate e cucite negli Stati Uniti, venivano importate da Maurizio Citterio e da Giovanna Negri che avevano creato una vera e propria succursale della casa madre americana. Negli stessi anni Leopoldo Poppi, un imprenditore milanese con la vocazione e la passione per le cose di mare, stava ottenendo molto successo in Italia con i capi di abbigliamento tecnico inglesi Henri-Lloyd e le tavole a vela Mistral distribuite dalla sua azienda Tomasoni Topsail.

A lato di queste attivita' portanti aveva affiancato anche un loft della veleria americana Horizon che in quegli anni stava raccogliendo un discreto successo. Nel 1979 Riccardo Bonadeo, titolare di un avviato studio di commercialista a Milano, appassionato velista e armatore di barche da regata di successo, divenuto armatore di Moonshine, un Peterson 43, partecipa all'Admiral's Cup. Fanno parte dell'equipaggio Lorenzo Bortolotti, gia' armatore di importanti barche da regata, Chicco Isenburg, velista genovese di fama e attivo commerciale nella Tomasoni Topsail, e John Marshall, la Tigre fra le Tigri della North Sails.

Fra i quattro durante le chiacchierate di pozzetto tra una regata e l'altra nasce l'idea di insediare in Italia un loft North Sails. Il cerchio, aperto in barca, si chiude a terra proprio attorno alla Tomasoni Topsail, che apporta alla nuova impresa l'esperienza di gestione di una veleria, e la brillante capacita' commerciale di Poppi.

Nel 1980 la North Sails Italia inizia le sue attivita'. Il padrino della nuova iniziativa e' John Marshall, la madrina Leopoldo Poppi e la direzione e' affidata ad Alan Meyers con Bonadeo presidente. Dopo un anno e mezzo Meyers ha nostalgia degli USA e decide di lasciare l'Italia. Poppi non ha dubbi: "Occorre un altro americano per dirigere la veleria".

Per lui la North Sails e' si' un marchio internazionale, un albero che agita le sue fronde in tutto il mondo, ma con un forte tronco e solide radici americane.

Made in Italy/made in USA. Nel frattempo un uomo del Kansas, laureato alla Cornell University in scienze economiche e indirizzato a una brillante carriera di agente di cambio, si rende conto che l'esistenza non si esaurisce trattando forsennatamente azioni sulle piazze di tutto il mondo e che la vita media degli stock broker, consumati dallo stress e dalla tensione delle trattative fulminee, e' troppo breve per potergli dedicare tutto se stesso.

Decide cosi' di ritirarsi anzitempo, a soli trent'anni, da una carriera distruttiva e si trasferisce sulla Costa Azzurra, a Villefranche per studiare letteratura moderna.

Il suo nome e' Robin Morgan. e' un americano che ama la vela, l'Europa e in particolare il Mediterraneo. Naturale quindi che tra lo studio di un autore e l'altro scenda su qualche banchina e si imbarchi per una veleggiata o, meglio ancora, per una regata. E proprio durante una regata a Trieste, L'Half Ton Cup del 1976, Robin incontra Rinaldo Del Bono, un imprenditore molto appassionato di regate, armatore di una lunga serie di barche di successo, tutte chiamate Capricorno. Del Bono e' un uomo che ha scelto la vela agonistica perche' la crociera per lui non e' uno stimolo sufficiente a lasciare gli impegni professionali: "Alla fine si rimanda sempre dando piu' importanza agli impegni di lavoro. Alle regate invece ci si deve andare! Non mi sognerei mai di mancare a un appuntamento...".

Fra i due nasce un'amicizia che porta Robin Morgan in regata a Portofino. L'impatto con il borgo ligure e' fatale per l'americano. Morgan intuisce che la sua vita deve ruotare intorno alla vela. Gia' negli Stati Uniti Morgan era cliente della veleria North Sails di Seal Beach, dove operava Dick Deaver. "Scrissi a Dick - ricorda Morgan - chiedendogli di farmi lavorare in veleria per imparare il mestiere.

Lui accettò. Per un anno lavorai alla finitura a mano delle vele. Dalla California sognavo l'Italia e speravo di trovare un'occasione valida per tornarci facendo il velaio".
Nel 1981 finalmente il sogno "italiano" di Morgan e le esigenze "americane" di Poppi si incrociano, grazie anche alla benedizione della Tigre John Marshall. La sede del loft italiano era gia' a Carasco, un piccolo paese nell'entroterra di Chiavari, sulla costa della Liguria, vicino a Portofino.

Qui insieme ad Alan Meyers lavorava Lorenzo Bortolotti. In loco tagliavano e cucivano solo un 20 per cento delle vele che vendevano. Il resto veniva ancora dagli Stati Uniti. Ma alla One Ton Cup di Napoli del 1980 le vele italiane ottennero un successo totale con Filo da Torcere a cui seguirono le vittorie, tutte quelle possibili, di Almagores, timonato dallo stesso Bortolotti. Con l'arrivo di Morgan il rapporto fra vele "made in Italy" e vele "made in USA" si inverte e inizia la vera epopea della North Sails Italia. Guido Cavalazzi diventa il disegnatore delle vele prodotte a Carasco, ma la vela italiana parla ancora molto americano. Sono di casa nelle acque dello stivale Tigri come John Marshall, Tom Blackaller, Gary Weisman, che portano alla vittoria le barche italiane con vele North.

Quasi contemporaneamente al vero e proprio decollo della North Sails Italia tra Riccardo Bonadeo, Cino Ricci, il piu' rinomato velista dell'Adriatico e uno dei piu' qualificati d'Italia, insieme ad altri partecipanti alla durissima Admiral's Cup del 1979 nasce l'idea di dare il via a una sfida italiana alla Coppa America.
L'idea, apparentemente pazzesca, trova grazie alle capacita' di Bonadeo e alla credibilita' di Cino Ricci, le porte aperte presso due indiscussi leader come Gianni Agnelli e Karim Aga Khan, che sposano l'idea pilotando un sindacato di imprese che sponsorizza il Consorzio Azzurra, la prima avventura italiana alla Coppa degli americani.
Il progettista e' il giovane e brillante Andrea Vallicelli con i suoi ragazzi. E le vele, che debbono essere per regolamento nazionali? "In qualita' di amministratore del Consorzio Azzurra - ricorda Bonadeo - affidai la responsabilita' della progettazione, della costruzione e dell'assistenza alla North Sails Italia".


Scelta logica, non solo per la connessione che Bonadeo stesso poteva assicurare fra il Consorzio Azzurra e la North Sails Italia, ma soprattutto per la connessione che questa aveva con l'enorme esperienza di Coppa America della casa madre.
Guido Cavalazzi diventa l'uomo del Consorzio Azzurra. Vola a San Francisco da Tom Blackaller e quindi a Newport, Rhode Island. L'avventura di Azzurra si conclude con la barca in semifinale, promotrice di un entusiasmo collettivo per la vela, che per la prima volta in Italia arriva alle prime pagine dei quotidiani.

L'"effetto Azzurra", che fa sperare molti operatori della nautica italiana in un boom di vendite, e' piu' concretamente per la North Sails Italia una conquista di credibilita' e di capacita' autonome.

Le vele North "made in Italy" valgono almeno quanto quelle "made in USA". I successi sportivi continuano a legittimare la qualita' della veleria e dei suoi uomini. Nel 1984 Lorenzo Bortolotti vince il campionato mondiale 12 Metri con Victory '83, battendo la mitica Azzurra. Ma entrambe erano "vestite" North, comunque.
Il felice esordio nell'avventura italiana di Coppa America induce nuovi sponsor ad aggiungersi al sindacato del Consorzio Azzurra e un nuovo sindacato, Italia, pilotato da Maurizio Gucci, si affianca al precedente, aumentando la forza della vela italiana.
Ed e' la North Sails Italia, naturalmente, che viene ingaggiata anche dal Consorzio Italia per la progettazione, costruzione e manutenzione delle vele.
Due uomini North Sails, ancora Guido Cavalazzi per il Consorzio Azzurra, e Lorenzo Bortolotti per il Consorzio Italia, a confronto tra loro e con il mondo della Coppa America. Per fronteggiare un impegno cosi' importante la North Sails Italia e' costretta nel 1985 ad ampliarsi e a trasferirsi in un nuovo loft di 1.600 metri quadrati, che occupa ancora oggi.

L'anno precedente si era aggiunto al team Luigi Russo, Gigio per il mondo della vela. Fine regatante e sensibilissimo timoniere, Gigio aveva gia' iniziato negli anni precedenti una collaborazione con North Sails Italia da Roma, dove viveva.
Salito a bordo di Victory '83 con Bortolotti, ne e' sceso per entrare stabilmente in veleria con l'incarico di assistent manager, affiancando Morgan nei compiti di gestione e di rapporti con i clienti.

La sua specialita' e' l'assistenza sul campo. Consegnare una vela, partecipare a una regata, fotografarne i comportamenti e le forme, intervenire, se necessario, per modificarla e migliorarla, ritornare a bordo, riprovarla, elargire buoni consigli di gestione della vela.
 
"Ogni barca ha la sua vela - commenta Russo - ci vuole buon senso e intuito. Anche se il Gruppo consente di partire da una base molto alta e di disporre di un archivio vastissimo, la vela viene sempre fatta dal disegnatore per quella barca specifica.
Anche se si parte da disegni simili il rapporto progetto/barca e' la vera elaborazione finale. E a bordo occorre essere molto critici verso il proprio lavoro, per poterlo smontare e ricostruire con il migliore dei risultati".


Di successo in successo. Dopo la Coppa America del 1987 per la North Sails Italia e' un continuo galoppare verso nuove vittorie e nuovi risultati, che coincidono anche con il potenziamento del sistema produttivo mediante il plotter con laser cutter, e con l'installazione di piu' sofisticati software: flow, membrane e VPP. Francesco de Angelis nel campionato mondiale J24 a Napoli, Pasquale Landolfi con i suoi numerosi Brava, Gianni Varasi con il maxi Longobarda, e ancora nelle classi piu' piccole Mini Ton e Half Ton, e' un susseguirsi di coppe.

"La North Sails Italia ha fatto un notevole salto di qualita' - afferma Landolfi, un armatore che non smette mai di vincere - e si e' portata alla stesso livello, se non superiore delle velerie americane del gruppo". Il 1990 segna un altro avvenimento importante per la North Sails italiana: l'inizio della campagna del Moro di Venezia, lo sfidante italiano, voluto da Raul Gardini, alla Coppa America del 1992. Ancora una volta Guido Cavalazzi e' il responsabile di tutte le vele del sindacato del Moro.
Grazie alla presenza di due aziende all'interno del gruppo Montedison in grado di costruire tessuti di carbonio, Cavalazzi, con l'intervento di Peter Mahr della North Cloth, realizza i primi giochi di vele in carbonio e inizia segretamente la sperimentazione per l'impiego di un materiale sofisticato, piu' leggero e piu' resistente che nel giro di pochi anni diventera' un elemento alla portata anche di livelli di regata molto piu' correnti e un elemento di base per il 3DL. Tanto segretamente che nemmeno Tom Whidden era venuto a sapere dell'esistenza di questo materiale.

Lo apprese solo alla conferenza stampa di Paul Cayard a San Diego.
L'esperienza e la grande capacita' di Guido Cavalazzi sono confluite poi nel team Prada, sfidante italiano all'edizione 1999-2000 della Coppa America in Nuova Zelanda.
"Tante cose sono andate per il verso giusto, - commenta Robin Morgan - e parecchie grazie ai nostri clienti.

Tutte le velerie North hanno gli stessi strumenti e possono attingere alle stesse fonti tecnologiche, ma le capacita' sono diverse. E quello che cambia e' la qualita' del cliente. In Italia North Sails ha avuto la possibilita' di fornire personaggi molto esigenti come Agnelli, Gucci, Gardini, Bertelli, per la partecipazione alla Coppa America".
Perini Navi e Wally Yachts di Luca Bassani sono clienti North Sails. Ognuno ha esigenze particolari. Questo ha spinto la veleria a risolvere problemi specifici anche nel campo della crociera.

I Perini Navi, ad esempio, sono megayacht a vela da 500 tonnellate che hanno tutto il piano velico avvolgibile. Inizialmente le vele tendevano a degradare e a ingiallire.
"Su uno yacht da 20 milioni di dollari - commenta Morgan - non e' possibile aprire delle vele brutte a vedersi!".

Cosi' e' stato messo a punto un tessuto che resiste ai raggi U.V. e all'inquinamento atmosferico. "La moglie dell'armatore - continua Robin Morgan - non ha di solito molta competenza. Ma quando si svolgono le vele e vede che sono pulite e' certamente molto piu' contenta". I Wally Yachts sono una dimensione di crociera opposta. Barche ultraleggere per la loro dimensione dai 20 ai 30 metri, con largo impiego di compositi e di carbonio.

"Luca Bassani - dice Morgan - vuole fare sempre cio' che non e' possibile. Ha preteso le vele in carbonio.
'E se si rompono?' gli ho chiesto.
'Fa niente, dobbiamo provare', mi ha risposto. E ora i Wally issano vele in carbonio 3DL".

Negli ultimi 15 anni, grazie al prodotto 3DL, in Italia la North Sails si e' presentata al mercato della regata e della crociera come un'azienda industriale, decisamente al di sopra del livello artigianale di tutti gli altri velai. Oggi come  allora, le vele in 3DL vengono progettate in Italia, costruite a Minden, Nevada, da dove tornano in Italia per la finitura e la personalizzazione.

"Il sistema e' piu' flessibile e il servizio al cliente e' specifico" conferma Gigio Russo. "Oltre alla leggerezza e alla maggiore resistenza di forma al vento, il 3DL riduce gli interventi di aggiustamento della vela. In ogni caso e' sempre possibile intervenire per correggere deformazioni che a lungo andare possono verificarsi. Il sistema di rilievo e' il solito nostro: utilizziamo le fotografie della vela sotto sforzo, analizziamo con il computer i parametri ottenuti e modifichiamo il profilo secondo il nuovo modello".

Pur restando un prodotto molto richiesto e soggetto a diversi tentativi d'imitazione, oggi le vele 3DL non sono più la massima espressione di innovazione perché in questi anni North Sails ha lavorato su nuove tecnologie e ha da poco presentato al mercato le vele 3Di. Si tratta di una tecnologia brevettata che permette a vele stampate in 3D di raggiungere l'equilibrio dei carichi e la forma di un profilo alare rigido.

Dopo un lungo periodo di test intensivi e risultati in regata sorprendenti, oggi le 3Di rappresentano il futuro nella vela: la membrana è composta da nastri di filamento stesi, il diametro di ciascun filamento è inferiore a quello di un capello e può essere orientato in qualsiasi direzione, garantendo quindi una precisione senza precedenti nell'abbinare la struttura della vela con i carichi previsti su di essa. "Così come per le vele 3DL, l'unico stabilimento in grado di costruirle è a Minden mentre in Italia seguiamo le fasi di progettazione e finitura - conclude Gigio Russo - così da fornire quel servizio e quell'attenzione verso il Cliente che da sempre contraddistingue North Sails, la veleria leader nel mondo".